A proposito di non arrendersi mai, ho scelto di creare un post con una poesia di un film che mio figlio mi ha chiesto di andare a guardare con lui. Leggere questa poesia è sia uno stimolo per non mollare mai ma anche un esercizio se si cerca di leggerne la versione inglese.
Dedico questo post alla mia indomita amica Angela.
Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley (1849-1903). Il titolo proviene dal latino e significa "invitto", ossia "mai sconfitto".[1] Fu composta nel 1875 e pubblicata per la prima volta nel 1888[2] nel Book of Verses ("Libro di Versi") di Henley, dov'era la quarta di una serie di poesie intitolate Life and Death (Echoes) ("Vita e Morte (Echi)").[3] In origine non recava un titolo:[3] le prime stampe contenevano solo la dedica A R. T. H. B., un riferimento a Robert Thomas Hamilton Bruce (1846–1899), un affermato mercante di farina e fornaio scozzese che era anche un mecenate letterario.[4] Il titolo Invictus fu aggiunto dallo scrittore e critico letterario Arthur Quiller-Couch quando incluse la poesia nella sua fondamentale antologia della poesia inglese, The Oxford Book Of English Verse (1900).
Ispirazione
All'età di 12 anni, Henley rimase vittima del morbo di Pott, una grave forma di tubercolosi ossea. Nonostante ciò, riuscì a continuare i suoi studi e a tentare una carriera giornalistica a Londra. Il suo lavoro, però, fu interrotto continuamente dalla grave patologia, che all'età di 25 anni lo costrinse all'amputazione di una gamba per sopravvivere. Henley non si scoraggiò e continuò a vivere per circa 30 anni con una protesi artificiale, fino all'età di 53 anni. Henley era amico di Robert Louis Stevenson, che si ispirò a lui per il personaggio di Long John Silver ne L'isola del tesoro.[7]
La poesia Invictus fu scritta proprio sul letto di un ospedale
La poesia è citata nel film del 2009 Invictus - L'invincibile di Clint Eastwood. Viene infatti usata da Nelson Mandela (Morgan Freeman) prima per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid e poi per incoraggiare il capitano della squadra sudafricana di rugby François Pienaar (Matt Damon).
La parola latina invictus è stata nel doppiaggio italiano resa con invincibile. La traduzione corretta della parola è tuttavia non vinto.
Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
Una migliore traduzione (che mantiene la metrica originale)
Dal fondo della notte che sovrasta
Come l’Inferno, polo a polo, nera,
Ringrazio qualunque dio esista
per l’anima mia così fiera.
Nel crudo artiglio degli eventi
Non ho gridato mai nè sussultato.
Sotto i colpi di fortuiti accadimenti
Il capo è ferito e non piegato.
Oltre ‘sto sito di pianto e grida
Incombe delle tenebre l’Orrore.
Eppure negli anni ogni sfida
Mi trova, e troverà, senza timore.
Per quanto angusto sia il cammino,
Per quante pene il cartiglio abbia severe,
Sono maestro del mio destino:
E della mia anima il nocchiere.Come l’Inferno, polo a polo, nera,
Ringrazio qualunque dio esista
per l’anima mia così fiera.
Nel crudo artiglio degli eventi
Non ho gridato mai nè sussultato.
Sotto i colpi di fortuiti accadimenti
Il capo è ferito e non piegato.
Oltre ‘sto sito di pianto e grida
Incombe delle tenebre l’Orrore.
Eppure negli anni ogni sfida
Mi trova, e troverà, senza timore.
Per quanto angusto sia il cammino,
Per quante pene il cartiglio abbia severe,
Sono maestro del mio destino:
Traduzione di Valentino Szemere
Traduzione della poesia del film
Versione del film
« Dalla notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell’inferno,
rendo grazie a qualunque dio ci sia
per la mia anima invincibile.
La morsa feroce degli eventi
non m’ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
non s’è piegata la mia testa.
Di là da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo … l’orrore della fine,
ma in faccia agli anni che minacciano
sono e sarò sempre imperturbato;
non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza:
sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima .
« Dalla notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell’inferno,
rendo grazie a qualunque dio ci sia
per la mia anima invincibile.
La morsa feroce degli eventi
non m’ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
non s’è piegata la mia testa.
Di là da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo … l’orrore della fine,
ma in faccia agli anni che minacciano
sono e sarò sempre imperturbato;
non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza:
sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima .
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